Uomini e Mostri

Il Guardiano degli Innocenti” – Andrzej Sapkowski

Scusate lo sfogo

Siete riusciti a farmi incazzare anche oggi. Ma la colpa è anche mia. Credevo che lontano dai Social Network si riuscisse di nuovo a respirare aria di civiltà e dialogo e sapere ponderato, non di dicerie, miocuGGino e bufale grosse quanto un elefante. A quanto parte il Mondo ormai è marcio e ignorante fino al midollo e non c’è modo di salvarlo. Era meglio un meteorite invece di una pandemia.

Non toccatemi i vaccini

La più grande scoperta dell’umanità e la migliore arma a nostra disposizione per poter uscire in tempi brevi dalla pandemia e devo ancora sentire parlare di “reazioni letali” / “chissà cosa succederà tra 5 anni!!” / “ci usano come cavie” / “ma noncielodicono!1!1”

Porcaputtana!!

Non vaccinatevi, ma non venite a rompere il cazzo a chi ha ancora un po’ di sale in zucca da poter ragionare con la propria testa e non quella del gregge!

Non vaccinatevi! Ma almeno cercate di imparare come cazzo s’indossa la mascherina, che dopo un anno di pandemia perfino il mio cane ha capito che il naso va messo DENTRO!!

Predicate la libertà di decidere se vaccinarvi o no, e va bene, ma poi v’incazzate se IO decido di vaccinarmi. E allora siete ipocriti oltre che ignoranti! Perché la vostra fantomatica libertà finisce quando inizia la mia, e voi dovete rispettare tale confine. Punto.

Sono veramente stufa dell’ignoranza dilagante di questo mondo. Ma dove abbiamo sbagliato? Ah già… Quando abbiamo permesso il libero accesso a Internet e ai Social Network anche al pazzo ciarlatano del paese.

Tra polvere e nostalgia

Sto cominciando a riordinare i vecchi post del mio archivio, quelli che ho importato dai miei due precedenti blog, che fanno parte della versione Beta di me stessa. Poco alla volta, perché non tutto è da buttare. Devo armarmi di Santa Pazienza e scegliere con cura cosa conservare, cosa vale la pena di riordinare nelle nuove categorie e cosa invece è meglio buttare. Proprio come si fa con un armadio pieno di vestiti: quelli che ancora riesci ad indossare li pieghi e li metti insieme agli altri, il resto lo chiudi in uno scatolone in cantina (o in soffitta, a seconda di cosa uno dispone).

La cosa che più mi rattrista, in mezzo a quel fiume in piena di ricordi nostalgici, è il trovare link ormai inattivi di siti amici che hanno accompagnato i miei solitari pomeriggi adolescenziali. Anche tra i commenti ci sono ormai nomi che non so più associare a nessuna persona e nessun volto in particolare, ma so per certo che erano – non li definirei proprio “amici” – piacevoli conoscenti con cui condividevo passioni e idee. Molti di quei nickname sono legati a blog su iobloggo.it, una piattaforma che non esiste neanche più, finita nel modo più tragico possibile: abbandonata a sé stessa e poi semplicemente cancellata, senza neanche un saluto, un avvertimento, nulla. Da quel punto di vista sono contenta di aver salvato il mio blog in tempi non sospetti, importandolo su WordPress, altrimenti quei ricordi si sarebbero persi per sempre, e sarebbero diventati come quei vecchi indirizzi http:// che riportano soltanto ad una vuota e solitaria pagina “Error 404”.

Space – Biffy Clyro

When we were young and still in love,
We didn’t care what we were made of,
Our eyes were set on a distant sun.
It was shimmering gold.

Then slowly one by one,
We carried our past and cradled the storm.
We tried to conceal the scars we wore.
‘Cause we couldn’t show what we couldn’t show.

I get lost sometimes,
With you I am found.
I get lost so I’ll follow the light to your heart.

Will you wait, will you wait for me?
There’s always a space in my heart.
I’m still caught in your gravity.
No matter the distance between us,
Our joy lives in the moments we share.
Love’s truest meaning lives when you’re not there.
Will you wait, will you wait for me?
There’s always a space in my heart for you.

And then the silence fell.
We bit our tongues, with which we tell.
All of our dreams, and the stories we sell,
But we didn’t know what we didn’t know.

I get lost sometimes,
With you I am found.
I get lost so I’ll follow the light to your heart.

Will you wait, will you wait for me?
There’s always a space in my heart.
I’m still caught in your gravity.
No matter the distance between us.
Our joy lives in the moments we share.
Love’s truest meaning lives when you’re not there.
Will you wait, will you wait for me?
There’s always a space in my heart for you.

Space – Biffy Clyro (2020)

Il romanticismo è morto. Lunga vita all’Amore!

Non sono sempre stata così cinica e bastarda.
C’è stato un tempo, non lontano, in cui anch’io credevo nei Baci Perugina, nei petali di rosa e nelle canzoni struggenti. Poi qualcosa in me si è spezzato. Avete presente il film della Pixar Inside Out? Quando le isole della personalità si spengono e vanno in frantumi? Ecco, credo che sia capitata la stessa cosa alla mia isola del romanticismo.

Non è stata una cosa improvvisa. Il cambiamento è stato graduale, nel corso degli anni e della crescita, ma so perfettamente quando si è concretizzato: nell’autunno del 2006. Avevo 20 anni e uscivo dall’ennesima delusione d’amore. Sotto quel punto di vista è stato un anno molto travagliato. Anche se con il senno di poi è stata una delle cose migliori che potessero capitarmi, mi sono sentita delusa e tradita una volta di troppo. Fino a quel momento avevo fatto di tutto per piacere alle persone, in particolare ad un possibile candidato amoroso. In quell’ultima relazione in particolare mi sono annullata completamente per venire incontro alle esigenze altrui (avete presente la definizione di “zerbino”? Ecco, una cosa simile, ma meno umiliante). Io sono fatta così: tiro la corda, la rattoppo, finché questa non si spezza definitivamente.

“Non smettere di cercare ciò che ami
o finiresti per amare ciò che trovi”.

Marcel Proust

Era il mio mantra, la classica frase da “Bacio Perugina” che mi ripetevo sempre, per consolarmi, mentre mi rialzavo dopo l’ennesimo scivolone amoroso e medicavo le ginocchia sbucciate del mio cuore. Ma da quella volta in poi ho deciso che avrei smesso di cercare. Basta. Non ne valeva la pena. Prima era meglio cominciare ad amare di più me stessa e fregarmene del mondo intero. Se il mio destino era quello di passare la vita in solitudine tanto valeva cominciare ad arredare il mio angolo solitario secondo il mio gusto personale, invece che preoccuparmi di cosa avrebbe potuto piacere agli altri.

Ed è stato allora che l’ho trovato. O meglio, lui ha trovato me.
Per una serie di coincidenze improbabili, di quelle da film romantici che avevo cominciato ad odiare.

Esthar (C) 2019 / View it on instagram.com/EvilEsthar

Rileggendo ciò che scrissi in quel periodo è palese quanto fossi solo una ragazzina ingenua e superficiale, quasi ipocrita, potreste pensare, non conoscendo tutta la storia. Soprattutto dopo aver letto un post lungo e imbarazzante sul mio cuore spezzato e 9 giorni dopo un altro in cui lascio trasparire di nuovo gioia e speranza per aver forse trovato l’anima gemella. Alla faccia del “non cerco più l’Amore!”. Già. Fu una cosa del tutto inaspettata e a tratti surreale, che mi lasciò completamente spiazzata, ma che mi spinse a provarci, così, tanto per cavalcare l’onda. Avete presente quella sensazione, quando vi dicono che avete vinto un concorso, ma voi non ci credete e pensate sia uno scherzo, perché di base siete degli sfigati cronici e non vincete mai nulla? Ecco, quella ero io. Alla fine però il premio l’ho vinto sul serio.

Ovviamente stiamo parlando del Cuoco, mio compagno ormai da 14 anni, legalmente legato a me da quasi 9 anni e padre dei miei due figli. Ma trovare lui, il mio migliore amico, il mio amante, il mio confidente, la mia anima gemella, non mi ha fatto cambiare idea sul romanticismo. Anzi. Anche sotto quel punto di vista la pensiamo allo stesso modo: non abbiamo bisogno di rose, cene a lume di candela o canzoni struggenti per amarci. Non ci serve sbaciucchiarci e strusciarci davanti a tutti (come fanno quasi tutte le coppie di amici che conosciamo). Noi ci amiamo così come siamo. Non abbiamo bisogno di nasconderci dietro gli stereotipi o di adeguarci ai canoni di coppia felicemente sposata dettati dalla società.

Ecco perché, in fondo, nonostante abbia coronato il mio sogno e abbia trovato davvero ciò che cercavo, alla fine sono rimasta cinica e bastarda. Diciamo anche che interagire con troll e analfabeti funzionali sui Social Network, o con i genitori pretenziosi e maleducati dei miei pazienti, non ha contribuito alla mia già scarsa stima nei confronti dell’Umanità.

Vi odio tutti. Ma qualcuno un po’ meno degli altri.

Il volo di una Pårpalla

Perfectly imperfect!

endorsum

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Andrea T. (un po' come Melissa P.)

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